Gli ideali socialisti………..

Home page

Informazioni

Contattaci

Perché la RnP

 

Calendario

Elenco progetti

Elenco dipendenti

Collegamenti correlati

Collegamenti correlati

Elenco servizi

Luis Rodriguez Zapatero. Attuale Primo Ministro spagnolo, incarna gli ideali liberal socialisti, impegnato nella lotta per la conquista dei diritti civili e sociali.

I nostri ideali...

Sandro Pertini. Presidente della Repubblica Italianadal 1978 al 1985.

Egli rappresenta uno dei padri del socialisti italiani. Egli partecipò alla lotta antifascista nei duri periodi di soppressione.

Il Partito Socialista Italiano (PSI) fu un partito politico fondato nel 1892 e ininterrottamente operante fino al 1994.

 

Le origini del movimento socialista in Italia

In Italia la crescita del movimento operaio si delinea sulla fine del XIX secolo. Le prime organizzazioni di lavoratori sono le società di mutuo soccorso e le coooperative di tradizione mazziniana e a fine solidaristico. La presenza in Italia di Bakunin dal 1864 al 1867 dà impulso all'anarchismo. L'episodio anarchico di propaganda più noto è quello del 1877 (un gruppo di anarchici tentò di far sollevare i contadini del Matese). La strategia insurrezionale fallisce mentre riscuote molto successo il partito Socialdemocratico nelle elezioni del 1877. I primi a sostenere la necessità di incanalare le energie rivoluzionarie in un'organizzazione partitica sono Bignami e Gnocchi-Viani con la rivista " La Plebe" al quale poi si affiancano le "Lettere aperte agli amici di Romagna", dove si denuncia il carattere settario del movimento anarchico e l'astenzionismo elettorale. Nel 1881 Andrea Costa organizza il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, che sosteneva, fra l'altro, le lotte dei lavoratori, l'agitazione per riforme economiche e politiche, la partecipazione alle elezioni amministrative e politiche. Il partito di Costa incontra grandi difficoltà anche se riesce a deputardi alla Camera come primo deputato socialista. Alle elezioni del 1882 si presenta il Partito Operaio Italiano ma senza successo. Frattanto il movimento operaio si organizza in forme più complesse: Federazioni di mestiere, Camere di lavoro, etc. Le Camere di Lavoro si trasformano in organizzazioni autonome e divengono il punto di aggregazione a livello cittadino di tutti i lavoratori.

 

1892: fondazione del partito

Su queste basi nel 1892 nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani che fonda in sé l'esperienza del Partito Operaio Italiano nato nel 1882 a Milano, la Lega Socialista Milanese nel 1892 a Genova e molte leghe e movimenti italiani che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista. Tra i promotori della formazione del PSI ci sono Filippo Turati, Claudio Treves, Leonida Bissolati, Ghisleri, Ferri, tutti provenienti dall'esperienza del Positivismo. Turati è erede del radicalismo democratico; nel 1885 si era unito con la rivoluzionaria Anna Kuliscioff; conosce le opere di Marx ed Engels, fu attratto dalla socialdemocrazia tedesca e dalle associazioni operaie lombarde. Turati considera il Socialismo non dal punto di vista insurrezionale, ma come un'ideale da calare nelle specifiche situazioni storiche. È nel 1893 che il Partito Socialista si dà un'autonomia e un nome ufficiale (Congresso di Reggio Emilia). Nell'ottobre del 1894 il partito venne sciolto per decreto a causa della repressione crispina.

In contrapposizione alla repressione vi fu un'alleanza democratico-socialista alle elezioni del 1895. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale il partito sviluppò un forte impegno per la neutralità dell'Italia, ma con forti spaccature al suo interno che troveranno un punto di mediazione nella formula "né aderire né sabotare" di Costantino Lazzari.

A partire dagli anni Venti, con l'emergere del Partito Nazionale Fascista, le diverse anime del movimento socialista si mossero separatamente dando vita a tre differenti partiti.

 

1921: la scissione dei Comunisti

Nel 1921 si attua la scissione e la formazione del Partito Comunista d'Italia, mentre l'anno successivo è la parte socialista riformista ad essere espulsa e a fondare un partito autonomo, col nome di Partito Socialista Unitario. A partire dal 1925 i partiti vengono progressivamente messi al bando entrando in clandestinità od organizzandosi in esilio. Anche il Partito Socialista si dà alla clandestinità, dopo aver subito il trauma dell'uccisione del suo leader più prestigioso, Giacomo Matteotti, ad opera dei fascisti.

[modifica]

 

Il partito rinasce negli Anni Quaranta

Il 22 agosto 1943 nasce il Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) che raggruppa una parte consistente di personalità influenti della sinistra italiana antifascista. Pietro Nenni ne diventa il segretario e partecipa all'intesa tripartitica (PCI-PSI-DC) del Comitato di Liberazione Nazionale. Il partito, durante la Resistenza e il primo periodo repubblicano viene fortemente collegato al Partito Comunista Italiano, con una politica di unità nazionale volta a modificare le istituzioni in senso socialista.

 

Il PSI nell'Italia repubblicana

Il 10 gennaio 1947 il PSIUP riprende la denominazione di Partito Socialista Italiano (PSI). Il cambio di nome avviene nel cotesto della scissione della corrente socialdemocratica guidata da Giuseppe Saragat, il quale darà vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), e marcherà una profonda distanza dai comunisti (ormai definitivamente agganciati allo stalinismo sovietico). Il PSI invece, proseguirà sulla strada delle intese con il PCI, e con quest'ultimo deciderà anche di fare un fronte comune, il Fronte Democratico Popolare, in vista delle elezioni dell'aprile 1948. Questa posizione "unitaria" dei due partiti della sinistra italiama, l'anno successivo farà però perdere la corrente della nuova destra del partito socialista, capeggiata da Giuseppe Romita, che nel dicembre 1949 si unirà a una parte dei socialisti democratici usciti dal PSLI -perché in polemica con il suo eccessivo "centrismo"- dando vita a un nuovo partito che prenderà il nome di Partito Socialista Unitario (PSU).

Nel maggio 1951 Il PSLI e il PSU si fonderanno nel Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS), che nel gennaio 1952 diventerà Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Una svolta importante nella storia del PSI è costituita dal Congresso di Venezia del 1957, quando il partito comincia a guardare favorevolmente all'alleanza con i moderati della Democrazia Cristiana: si rafforza il nesso socialismo-democrazia e il PSI abbandona i legami con il blocco sovietico.

Nel 1963 il PSI viene segnato da una nuova spaccatura: la corrente di sinistra esce dal partito e nel gennaio del 1964 dà vita a un nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

Il 30 ottobre 1966 il PSI e il PSDI si riunificano nel PSI-PSDI Unificati.

Ma l'unità dura meno di due anni. La componente socialista del PSI-PSDI Unifocati il 28 ottobre 1968 riprenderà la denominazione di Partito Socialista Italiano (PSI), mentre la componente socialdemocratica , nel luglio 1969 prenderà il nome di Partito Socialista Unitario (PSU), che nel febbraio 1971 ridiventerà Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Tutti questi passaggi e queste scissioni danno un'idea del travaglio politico del PSI nel quale sono presenti due anime, una tendente a una maggiore coesione con il PCI su ideali che si ispirano a Karl Marx e un'anima tendente a perseguire una politica di riforme progressive che non mettano in discussione l'assetto sostanziale delle istituzioni.

 

La presidenza di Bettino Craxi

Nel 1976, sotto la guida di Francesco De Martino, il PSI ritira l'appoggio ai governi della DC, svoltando a sinistra ed annunciando che non farà più parte di alcun governo se allo stesso non parteciperà anche il Partito Comunista Italiano.

Questa posizione del segretario socialista, porterà però il partito ad una pesantissima sconfitta alle elezioni politiche. In questo contesto il PSI ritira la fiducia a F. De Martino, eleggendo segretario nazionale il giovane leader della piccola corrente "autonomista", vicina per molti aspetti più al PSDI che ad alcune correnti del PSI. Questo leader è il giovane Bettino Craxi, il quale nominerà il dirigente siciliano Salvatore Lauricella prima vice-segretario e poi presidente del "garofano rosso", nuovo simbolo adottato dal Partito.

Nel 1980 si inaugura la stagione del "Pentapartito", costituito dal PSI insieme a DC, PSDI, PLI e PRI, formalizzato con guida socialista nel 1983 (Governo Craxi I e II) e con guida democristiana nel 1988.

Nel 1985 il PSI di Bettino Craxi rimuove la falce e il martello dal proprio simbolo per rimarcare la sua intenzione di costruire una sinistra alternativa, moderata e profondamente riformista guidata dal PSI e non più egemonizzata dal PCI.

L'elettorato premia questa scelta: la percentuale di consensi infatti sale dal 9% ottenuto nel 1979 al 14% nel 1987. Il PSI però è ancora ben lontano dal rappresentare una guida alternativa al PCI, il quale ottiene il 26% dei voti nel 1987.

Con la caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989, reputando imminente una conseguente crisi del Partito Comunista Italiano, Craxi inaugura l'idea della "Unita Socialista" da costruire insieme con il fidato PSDI e nella quale coinvolgere anche ciò che nascerà dalle ceneri del PCI. Craxi dimostrerà così tutta la sua lungimiranza: come previsto infatti il PCI viene sciolto e gli ex comunisti confluiranno nel più moderato e riformista PDS, anche primi riscontri elettorali da parte del PSI paiono incoraggianti, poiché alle Elezioni regionali del 1990 i socialisti si portano al 18% come media nazionale.

 

1992: la crisi del partito

Nel partito scoppia la crisi nel 1992 in seguito allo scandalo di Tangentopoli, sollevato dal magistrato di "Mani Pulite" Antonio Di Pietro, che colpisce prevalentemente Bettino Craxi ma mette in crisi tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Il partito cambia rapidamente molti segretari fino al definitivo sfaldamento in tante parti.

Alle elezioni dell'aprile 1992, il PSI raccoglie il 13,5% dei consensi (perdendo l'1% rispetto alle elezioni politiche precedenti, ma il 4,5% rispetto alle elezioni regionali del 1990) ed elegge 92 deputati e 49 senatori. La Presidente del Consiglio sarà così affidata al socialista Giuliano Amato, ma il suo governo durerà meno di un anno, indebolito dal polverone per le critiche al finanziamento pubblico dei partiti, e soprattutto dalla sconfitta dei partiti di governo ai referendum del 18 e 19 aprile 1993.

Nel maggio 1992 arrivano i primi avvisi di garanzia a molti parlamentari tra cui spiccano i nomi dei due ex-sindaci di Milano, Paolo Pillitteri e Carlo Tognoli. A novembre del 1992 l'on. Sergio Moroni e l'aministratore del PSI Vincenzo Balzamo ricevono avvisi di garanzia per ricettazione, corruzione e violazione della legge sui finanziamenti ai partiti.

Bettino Craxi riceve il primo suo avviso di garanzia nel dicembre del 1992, alla vigilia delle elezioni amministrative dalle quali il PSI uscirà decimato: molti voti passano alla Lega Nord e al Movimento Sociale Italiano, unici partiti non pesantemente convolti in Tangentopoli.

Craxi si dimette da segretario del PSI nel febbraio del 1993 dopo rivelazioni su un "conto protezione" che lo coinvolge insieme a Claudio Martelli nell'accusa di bancarotta fraudolenta; la guida del partito passa così a Giorgio Benvenuto, ma dopo appena 100 giorni gli succede Ottaviano Del Turco.

Il PSI si sfalda definitivamente: Craxi è accusato di corruzione e l'opinione pubblica è fortemente scossa dai processi nei confronti di politici e rappresentanti dei partiti.

Par salvare il partito Ottaviano Del Turco promette di non candidare tutti gli esponenti accusati di corruzione. Ma questo gesto non porta a risultati utili: in occasione delle Elezioni politiche del 1994 ciò che resta del PSI si allea con il PDS nell' Alleanza dei Progressisti, che però perde le elezioni. Ciò che rimane del PSI -in seguito alle numerose scissioni- uscirà a brandelli dalle elezioni, raccogliendo il 2,5% dei consensi (pari a 800.000 voti). I socialisti riescono così ad eleggere 14 deputati contro i 92 eletti nel 1992. Alle Elezioni europee del 1994 il partito raccoglie l'1,8%, in alleanza con Alleanza Democratica.

Valdo Spini, nominato coordinatore del partito nel giugno del 1994 in sostituzione di Ottaviano del Turco, è l'ultimo segretario del PSI.

 

La diaspora socialista

Schiacciato dall'offensiva giudiziaria e da una feroce campagna giornalistica, e dopo un'inutile alleanza con AD, il PSI si scioglie definitivamente con un congresso il 13 novembre 1994 presso la Fiera di Roma. Da quel giorno ha inizio "ufficialmente" la diaspora socialista in Italia, che in pratica era già iniziata nel 1993.

Lo stesso 13 novembre 1994, subito dopo lo scioglimento, nascono due formazioni socialiste distinte:

· Enrico Boselli raccoglie una parte dei reduci del PSI nei Socialisti Italiani, che aderiranno alla coalizione di centro-sinistra. Nel 1998 poi, dall'unione di Socialisti Italiani, parte di ciò che resta del PSDI e settori della Federazione Laburista e del Partito Socialista, nasceranno i Socialisti Democratici Italiani (SDI). Questi manterranno così una autonoma presenza dei socialisti italiani nell'Internazionale Socialista, formazione in cui erano da poco entrati anche i Democratici di Sinistra, proprio con l'avallo di Bettino Craxi, acquisendovi un peso molto rilevante;

· Fabrizio Cicchitto ed Enrico Manca invece, con un gruppo di giovani provenienti del PSI e dal PSDI, fondano invece il Partito Socialista Riformista (PSR) che, mantiene una posizione di autonomia rispetto ai due poli. Quella del PSR sarà però una fortuna breve, dopo poco tempo scomparirà ed i due leader Fabrizio Cicchitto ed Enrico Manca, confluiranno l'uno in Forza Italia e l'altro nel nuovo partito riformista di centro La Margherita.

· Nello stesso tempo altri socialisti guidati da Gianni De Michelis, in dichiarata continuità con l'esperienza politica di Craxi e nel contempo più vicini all'area centrista, nel 1996 daranno vita ad una formazione, il Partito Socialista (PS), che richiamava nel nome e nel simbolo il vecchio PSI. In seguito il PS nel 2001 diede vita (con la Lega Socialista di Claudio Martelli e Bobo Craxi e ad altre liste laico-socialiste) al Nuovo PSI, che abbandonata la storica collocazione del movimento socialista si alleò da subito con il centro-destra della Casa delle Libertà.

Altre organizzazioni come la Federazione Laburista e l'associazione Riformatori per l'Europa entreranno invece a far parte dei Democratici di Sinistra, mentre diversi altri esponenti contribuiranno a portare elementi di riformismo socialista-socialdemocratico in altre formazioni quali La Margherita (Enrico Manca, Tiziana Parenti, Giusi La Ganga, Tiziano Treu, Marco Biagi) o Forza Italia (Stefania Craxi, Margherita Boniver, Giulio Tremonti, Franco Frattini, Renato Brunetta e Fabrizio Cicchitto). All'interno delle stesse formazioni politiche entrarono anche alcune associazioni organizzate, detenitrici della cultura socialista-socialdemocratica: all'interno di Forza Italia (Noi Riformatori Azzurri, Fondazione Free e Giovane Italia) e della Margherita (l'associazione politico-culturale Socialisti Democratici per il Partito Democratico). Si formeranno poi anche vere e proprie correnti socialiste all'interno di partiti quali i DS (corrente Laburisti-Socialisti Liberali).

Con l'elezione di De Michelis a segretario del Nuovo PSI vi fu chi immaginò a breve un possibile riavvicinamento con lo SDI e una riunificazione dei socialisti italiani in PSI con il proprio nome e simbolo storici, mettendo così fine alla diaspora socialista. Nei primi mesi del 2006 questa ipotesi viene vanificata: dopo un drammatico Congresso del Nuovo PSI, il cui annullamento, da parte della magistratura, permise a De Michelis di rimanere segretario del partito, e la susseguente affermazione della linea di allenza con il centrodestra, un gruppo di militanti e dirigenti esce dal partito per dar vita ad una nuova formazione guidata da Bobo Craxi, chiamata I Socialisti, che appoggia il centrosinistra (L'Unione).

Parallelamente lo SDI di Enrico Boselli dà vita ad un nuovo soggetto politico costruito con l'apporto del Partito Radicale: la Rosa nel Pugno .

Il panorama politico vede pertanto la presenza di diversi gruppi italiani d'ispirazione socialista, a differenza di quanto si riscontra generalmente negli altri paesi, dove esiste di norma un Partito solo di ispirazione socialista.

Tuttavia, anche se non si dovesse pervenire ad una riunificazione dei socialisti italiani, le loro idee hanno contaminato larga parte della sinistra italiana, con la possibilità di influire nei successivi processi di aggregazione che si profileranno nello scenario politico


1905


1906


1907


1908


1909


1910


1911


1912


1913


1914


1915


1916


1917


1918


1919


1920


1921


1922


1923


1924


1925


1926


1927

 


1928


1929


1930


1931


1932


1933


1934


1935


1936


1937


1938


1939


1944


1945


1946


1947


1948


1949


1950


1951


1952


1953


1954


1955


1956


1957


1958


1959


1960


1961


1962


1963


1964


1965


1966


1967


1968


1969


1970


1971


1972


1973


1974


1975


1976


1977


1978


1979


1980


1981


1982


1983


1984


1985


1986


1987


1988


1989


1990


1991


1992